Pubblicato in: riflessione aperta

Fra orsi e conigli…

Ho iniziato a preparare le bozze per i futuri orsi e conigli che costruirò con le mie manine. Sarà il tema del prossimo Halloween, e se riuscirò tempo permettendo, darò loro vita con un video in slow motion con tanto di set fotografico.

È un lavoro lungo, anche perché non demando alle sarte di cucire corpi e vestiti. A me piace fare tutto da sola, dall’inizio alla fine, salvo il video che in caso verrà fatto dalla fotografa che collabora con me. Sono una pessima fotografa.

Taglio fuori segmenti di tempo che non mi interessano (es: l’estate), e questo mi permette di stare concentrata sulle cose alle quali tengo. Il mio mondo è tutto così: 30% presente, 70% assente, o meglio altrove.

Buon weekend

Pubblicato in: Sogno il Giappone

W i mostri!

Sì, sto leggendo questo libro bellissimo che descrive con cura il ricco mondo di mostri che popolano l’universo del Sol Levante, che non partono dalla necessità di creare miti e leggende, validi con fini etici o psicologicamente didattici. Non è neppure esatto parlare di esseri sovrannaturali poiché essi non si pongono su un piano superiore alla realtà comune; sono liminali, e nascono più che altro dal bisogno di spiegare particolari fenomeni naturali o per dare risposte alle inquietudini e alle angosce della vita quotidiana.

È un fattore di compenetrazione fra reale e irreale, fisicità e spiritualità, vita e morte, buio e luce, uomo e natura.

Yokai: mostri, Bakemono mostri mutaforma, YÅ«rei fantasmi giapponesi….. l’imbarazzo della scelta.

La mia preferita appartiene al mondo degli YÅ«rei: yÅ« che significa evanescente e rei che sta per anima o spirito. In sostanza le anime dei defunti che non riescono ad abbandonare il mondo terreno, il mondo dei vivi, non potendo così raggiungere la pace. Lei si chiama Oiwa お岩, e la sua storia è molto sofferta: tradita e uccisa dal marito, sfigurata in volto dopo essere stata avvelenata, torna alla vita per ricordare al marito d’essere un traditore.

Così è come descritta nei testi
Così la ritrae Katsushika Hokusai, il fantasma della lanterna

Il racconto venne concepito nel periodo storico definito Bunka-Bunsei (1804-1830)caratterizzato da un’epoca di crisi e di disordini sociali. Il dramma appartiene al genere dei kizewamono, di cruda attualità, scritto nel 1825 da un attore di teatro kabuki, da Tsuruya Nanboku IV, il cui vero nome è Ebiya Genzo, nella sua opera più riuscita Tokaido Yotsuya Kaidan o “Storia di spettri lungo il Tokaido”. La trasposizione andò in scena, con grandissimo successo, nell’estate del 1835 nel teatro Nakamuraza di Tokyo.

La struttura originaria del racconto era formata da cinque atti suddivisi in undici scene. Oggi alcuni dettagli sono stati modificati, aggiungendo altre tre scene ma lasciando invariato il nucleo della storia.

La figura del fantasma di Oiwa ha avuto un grandissimo effetto nel teatro e nella letteratura, e continua ad influenzare ancora oggi il genere horror giapponese. Numerosi sono stati gli adattamenti televisivi e cinematografici a partire dal 1912 ma il migliore fu quello del regista Nobuo Nakagawa nel 1959.

È bellissima!

Si mostra indossando un tradizionale kimono bianco delle funzioni funebri, lunghissimi capelli sciolti e scompigliati e con il viso pallido tendente all’indaco. Inoltre, a causa dell’avvelenamento, si mostra con l’occhio sinistro malformato e parzialmente priva di capelli.

Secondo una leggenda, chi ha intenzione di rappresentare l’opera deve avere la benedizione di Oiwa, su quella che si dice sia la sua tomba perché altrimenti si ottengono maledizioni e giorni infausti. Sebbene sia una storia inventata, a Tokyo furono costruiti due santuari in onore di Oiwa: lo Yotsuya Oiwanari Tamiya Jinja, nel quartiere di Chuo, e lo Oiwa Inari nel quartiere di Shinjuku.

Storicamente il primo è quello originale dove si venera la Oiwa esistita realmente, morta a causa del vaiolo il 22 febbraio del 1636. Si crede che sia stata sepolta nel tempio di Myoko-ji, luogo di pellegrinaggio di qualunque cast intenzionato a mettere in scena l’opera di Tokaido Yotsuya Kaidan. Il secondo santuario, invece, è l’ambientazione del personaggio del dramma.

Il mio libro pressoché consumato
Pubblicato in: Libri e letture

Finalmente un libro intelligente📚

Ultimamente ho letto un sacco di cose, molti libri di autori giapponesi e alcuni scritti da autori italiani dei quali ne ignoravo l’esistenza.

Fra i tanti, strano ma vero, ho scovato un libro intelligente che a mio avviso merita d’essere letto. Mi ci sono ritrovata, e non poco, ma certamente non sono l’unica a rubare pezzi di pensiero che Gea, personaggio davvero interessante, dissemina lungo il racconto.

Le cose che ci salvano, di Lorenza Gentile, è un mondo apparentemente nascosto del quale a mio avviso abbiamo tutti un po’ nostalgia.

“Perché tutto ciò che salviamo finisce a sua volta per salvare noi”

Questo è un libro intelligente!